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La poesia non può star male

Non puoi star male

 
I
Non puoi star male,
hai un figlio.

II
Le ore compongono un tempo complesso,
un rito in cui basta una febbre
o un piccolo intervento in sedazione
perché tutto coincida con se stesso:
paura con paura,
amore con amore.
E se questo è un mistero
è tale per troppa evidenza,
com’è chiaro, a guardarlo giocare
da solo,
che in principio non era il verbo,
ma un corpo uguale al suo
che tutto dice senza
bisogno di spiegare.
Far buchi nella lingua per trovare
le parole, mostrargli che la tua
non è che stanchezza; provarci
con un bacio, una carezza,
con il libro che sapete a memoria
certi che identico
sarà il lieto fine, identica
la vostra storia.

 

da “Strada lavoro” di Sebastiano Gatto.

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Postal nervi

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Qua si possono acquistare i Nervi. Arriveranno bustinati, impacchettati, cotonati, versi-colori, come da foto (di Yari Bernasconi).

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Il fiume d’estate delle gole

Sono animali a sangue freddo le lucertole
così vengono al mondo e uguali se ne vanno.
Sotto la pelle a macchie pazze di colore
l’espressione straniata delle facce
e le code che ricrescono in un niente
c’è un sangue strano di ghiaccioli
e fresche bibite, il fiume d’estate delle gole,
come le pozze di pioggia negli scoli
come i vetri delle macchine
l’acqua di notte sopra il comodino
il ferro di panchine del giardino.
Freddo sangue, come le fredde cose
degli istanti in cui soli si è
e si sarà soli sempre.
Natura fece fredde le lucertole,
ma poi le incontri sempre al sole
immobili ostinate nel cercare
il primo caldo tentando di scaldarsi.

da “Un bestiario” di Mariagiorgia Ulbar.

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CCCP veneto

CCCP V

In canottiera distendono fango
sul porfido appena posato
perché la risacca livelli
la sabbia. Lungo le rive di questo
versante del mare di Galilea
non temono che venga
un Cristo con la spada
a farne pescatori:
sanno ancora poche parole,
ma già camminano sull’acqua
di Mestre gettando con braccia
sicure e màrlboro in bocca le reti
di malta e sampietrini.

Da “Strada lavoro” di Sebastiano Gatto.

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I lupi

Si entra nell’estate, ma i Nervi sono ancora randagi sulle pietre azzurre per la luna.
Una poesia estratta da “Un bestiario” di Mariagiorgia Ulbar.

Ci somigliano i lupi usciti dall’inverno
sospesi sulla neve un po’ per volta
scendono verso terra e torna
l’erba che odora rovinosa e forte.
I lupi ti piacciono per gli occhi verdi
e quel grigio scuro di mai vecchi
perché stazionano nei branchi, sicuri
stanno ogni giorno e ogni notte,
ma poi si sperdono randagi
sulle pietre azzurre per la luna.
Vanno a guardare alle finestre,
poi vanno indisturbati sempre oltre.
Con una pecora che ha voglia di morire
fanno accordi
su come vuole essere sbranata,
se a pezzi o in una volta sola.

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Nervi @ Muscoli’s

Foto, ieri, dopo il debutto trevigiano dei Nervi, laddove tutto è cominciato, da Muscoli.

Fibrosissimi. (E molto contenti).

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