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La poesia non può star male

Non puoi star male

 
I
Non puoi star male,
hai un figlio.

II
Le ore compongono un tempo complesso,
un rito in cui basta una febbre
o un piccolo intervento in sedazione
perché tutto coincida con se stesso:
paura con paura,
amore con amore.
E se questo è un mistero
è tale per troppa evidenza,
com’è chiaro, a guardarlo giocare
da solo,
che in principio non era il verbo,
ma un corpo uguale al suo
che tutto dice senza
bisogno di spiegare.
Far buchi nella lingua per trovare
le parole, mostrargli che la tua
non è che stanchezza; provarci
con un bacio, una carezza,
con il libro che sapete a memoria
certi che identico
sarà il lieto fine, identica
la vostra storia.

 

da “Strada lavoro” di Sebastiano Gatto.

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